Quando la segnaletica è obbligatoria
L'art. 163 lega la segnaletica alla valutazione dei rischi: il datore di lavoro la usa quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure tecniche, organizzative o di protezione collettiva. È quindi un'informazione sul rischio residuo, non una misura che sostituisce le altre.
Un cartello "Pericolo di schiacciamento" accanto a una macchina senza protezioni non mette a norma la macchina: prima si interviene sulla fonte, poi si segnala ciò che resta.
Le cinque famiglie di cartelli
- Divieto: forma rotonda, pittogramma nero su fondo bianco, bordo e banda rossi. Esempio: vietato fumare.
- Avvertimento: forma triangolare, pittogramma nero su fondo giallo con bordo nero. Esempio: tensione elettrica pericolosa.
- Prescrizione: forma rotonda, pittogramma bianco su fondo blu. Esempio: obbligo di casco o di guanti.
- Salvataggio e soccorso: forma quadrata o rettangolare, pittogramma bianco su fondo verde. Esempio: uscita di emergenza, pronto soccorso.
- Attrezzature antincendio: forma quadrata o rettangolare, pittogramma bianco su fondo rosso. Esempio: estintore, idrante.
Non solo cartelli
Gli allegati del Titolo V regolano anche la segnaletica di contenitori e tubazioni, di ostacoli e vie di circolazione (bande gialle e nere o rosse e bianche), i segnali luminosi, i segnali acustici, la comunicazione verbale e i segnali gestuali usati per guidare gru e mezzi. Per i pittogrammi la circolare del Ministero del Lavoro n. 30/2013 ha ritenuto idonei quelli della norma UNI EN ISO 7010.
Errori da evitare
- Troppi cartelli nello stesso punto, che finiscono per non essere letti.
- Cartelli sbiaditi, coperti o non più corrispondenti ai rischi presenti.
- Segnaletica di prescrizione dei DPI senza che i DPI siano disponibili.
- Nessuna spiegazione ai lavoratori: l'art. 164 richiede informazione e formazione sul significato dei segnali.

